Anno Leonardesco e attinenza con i Celti

Il 2019 è l'anno dedicato a una delle figure più conosciute e geniali della storia rinascimentale: Leonardo Da Vinci.

All’ASD Insubria Antiqua, della provincia di Varese, partner quest'anno del Festival, abbiamo assegnato il ruolo di curare un articolo tramite il suo presidente il dott. Cristiano Brandolini, in cui si spieghi l'attinenza tra i Celti e Leonardo.

Il noto simbolo conosciuto con i nomi di "Rosa Celtica", o "Fiore Celtico", o "Fiore delle Alpi", o "Frutto della Vita" ma più conosciuto come "Sole dei Celti", è stato associato dal dottor Brandolini ai nostri antichissimi avi, ipotizzando che forse proprio grazie agli studi di Leonardo, questo antico simbolo sia stato ampiamente divulgato alle genti e che di conseguenza sia divenuto poi un simbolo diffusissimo nella cultura materiale, di tutto l'arco alpino e nord d'Italia. 

Questo, grazie a delle ricerche sul periodo rinascimentale e Leonardo, effettuate su un documento storico chiamato Codex Atlanticus, sul quale il Fiore della Vita viene divulgato tramite dei disegni del grande Maestro.

Studi di Leonardo Da Vinci sulla geometria del “Fiore della Vita”

(Codex Atlanticus folio 309v)

Sole delle Alpi, dai Celti a Leonardo

di Cristiano Brandolini

 

Un simbolo di antichissima origine comune a tutte le genti celtiche,

dall’età del Ferro ai tempi recenti

 

Rosa carolingia, rosa celtica, rosetta, fiore delle Alpi: sono solo alcuni dei nomi attribuiti al simbolo geometrico antichissimo più generalmente conosciuto col nome di “Sole delle Alpi”. Graficamente è costituito da sei raggi disposti all’interno di un cerchio il cui raggio fornisce la cadenzatura dell’intera costruzione, che si sviluppa su una simmetria esagonale formando una figura simile ad un fiore a sei petali. Il suo significato è ben espresso dal suo nome più diffuso “Sole”, e cioè si tratta di un segno solare.

Nella storia dell'uomo, il sole è sempre stato rappresentato con molteplici forme, più o meno elaborate.

Il Sole delle Alpi è sicuramente il simbolo solare più diffuso sull’arco alpino e nell’Appennino ligure. Il suo legame con il mondo celtico è di tipo simbolico, geometrico (la costruzione a cerchi successivi è tipica delle geometrie celtiche ad intreccio) ed è documentata da numerose presenze archeologiche. La base geometroca del Sole delle Alpi si lega alla ruota e alla rotazione, che simboleggia il mondo del “divenire” e della creazione continua attorno ad un centro immobile.

Alcuni studiosi affermano che esso sia giunto a noi tramite i Caldei (India), e che poi questa simbologia sarebbe passata nel medio e vicino Oriente e quindi in Europa. Il simbolo compare su lapidi messapiche ed etrusche del VII secolo a.C. La presenza del simbolo solare è attestata anche nel santuario peligno di Ercole Curino sul Monte Morrone presso Sulmona (I secolo a.C.), dove è raffigurato nel pavimento come simbolo sacro, e sull’urna cineraria in pietra proveniente da una tomba etrusca di Civitella Paganico (Gr) risalente al VII secolo a.C.

Ma le rappresentazioni di ruote solari, soli delle Alpi e triskel sono molto diffuse lungo tutto l'arco alpino e per un periodo di tempo lunghissimo, dall'epoca pre-protostorica all'Età del Ferro, dalla Valcamonica alle aree celto-liguri. Un esempio è la celebre e antichissima “rosa camuna”, riscontrata ben 92 volte tra le 300.000 incisioni rupestri della Valcamonica, spesso associata a guerrieri che sembrano danzarvi attorno e il cui significato è tuttora fonte di dibattito.

Un passaggio cruciale, in questo processo, è rappresentato dai Celti.  Come noto, il sole per i Celti era mitizzato nel dio Lug (il luminoso), la cui immagine si trova all’origine di tutti i soli rappresentati come visi umani circondati da raggi, comuni nell’iconografia di tutta l’area alpina.

La consuetudine di rappresentare questo simbolo, soprattutto su steli funebri, continua anche in epoca romana e longobarda.

Con l’avvento del Cristianesimo il simbolo “pagano” del sole delle Alpi, fortemente radicato nella cultura e tradizioni popolari, non svanisce ma persiste, mutando il suo significato originario e adattandosi ai principi della nuova religione. Oltre al già citato Chrismon – il monogramma di Cristo -, esso assume dunque anche il significato di “ruota della vita” e di “ruota della fortuna”.

La sua fortuna continua per tutto il medioevo e prosegue ininterrotta fino ad oggi.

Anche Leonardo da Vinci studiò la figura del “Fiore della Vita” e le sue proprietà matematiche. Leonardo disegnò figure geometriche quali i solidi platonici, la sfera, e un toro, oltre alla sezione aurea, ognuno dei quali può essere derivato dal modello del “Fiore della Vita” o “Sole delle Alpi”.

I suoi studi sono contenuti nel manoscritto Codex Atralticus (conservato presso la Biblioteca Ambrosiana a Milano), ovvero la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo.

I fogli, assemblati nella raccolta senza un ordine preciso, abbracciano un lungo periodo degli studi leonardeschi, e più precisamente il quarantennio che va dal 1478 al 1519. Contiene diversi argomenti tra i quali anatomia, astronomia, botanica, chimica, geografia, matematica, meccanica, disegni di macchine, studi sul volo degli uccelli e progetti d'architettura. Al suo interno vi sono raccolti ben 1751 disegni, tutti di mano di Leonardo.

Il Sole delle Alpi, dai Celti a Leonardo da Vinci, e via fino ai giorni nostri. Dalle analisi e studi effettuati e dalla forte presenza iconografica territoriale, si può indubbiamente affermare che il Sole delle Alpi è il segno più diffuso in tutto l’arco alpino e nei territori settentrionali della nostra Penisola, in quella cultura popolare contadina, montanara ed artigiana che è ancora ben radicata e ricca e che rappresenta il più forte e vitale tessuto connettivo del Paese.

Cristiano Brandolini

Studi di Leonardo Da Vinci sulla geometria del “Fiore della Vita” (Codex Atlanticus folio 459r)

Studi di Leonardo Da Vinci sulla geometria del “Fiore della Vita”

(Codex Atlanticus folio 307v)

Studi di Leonardo Da Vinci sulla geometria del “Fiore della Vita” (Codex Atlanticus folio 309v)