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Anno Dantesco e attinenza con i Celti.

Navigatio Sancti Brendani e Ginevra e Lancillotto

San Brandano nei capitoli 36 e 37 di Navigatio Sancti Brendani, incontra una sirena, e sempre gli stessi due capitoli, descrivono l’Isola dei beati, con l’approdo, e il 38esimo racconta il ritorno in patria e la serena morte del Santo.

L’opera è considerata tra le fonti di ispirazione della Divina Commedia di Dante Alighieri, tanto da far pensare, ad alcuni studiosi, che la demonologia di Dante possa essere stata tratta anche, se non del tutto, da questa antica leggenda (in essa si parla di angeli caduti che il protagonista trova sotto le spoglie di uccelli candidissimi, appollaiati sopra di un albero nel Paradiso, poiché spiriti decaduti sì, ma non malvagi, né superbi, colpe per le quali, ad esempio, proprio nella Divina Commedia, Dante li pone come neutrali).

Ma non è tutto.

Dante ha un altro aspetto “celtico”, che i critici della letteratura hanno ignorato. Se si prende in mano la Divina Commedia, ci si rende facilmente conto che conosceva molto bene i poemi del Ciclo Bretone e ne era probabilmente un lettore appassionato; sicuramente questi ultimi sono stati una fonte d’ispirazione non di secondo piano della Commedia.

Uno degli episodi più toccanti, quello di Paolo e Francesca, è la lettura della storia d’amore di Lancillotto e Ginevra. “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”. “Galeotto” ossia Galhaut, è lo scudiero che fa da complice alla relazione adulterina fra la regina e il cavaliere.

Di più, l’intero episodio è modellato sulla narrazione della vicenda arturiana: Paolo Malatesta aveva rappresentato il fratello Gianciotto nel matrimonio per procura con Francesca da Rimini, con un chiaro parallelismo con la vicenda di Lancillotto inviato da Artù a prelevare Ginevra dalla casa paterna.

In un altro episodio, Dante rievoca la tragica conclusione della saga arturiana, lo scontro finale tra Artù e Mordred, il figlio incestuoso avuto dalla sorellastra Morgana. In questo scontro, Artù uccide Mordred e ne viene a sua volta ferito mortalmente. In esso, Dante raccoglie una tradizione secondo la quale Excalibur si sarebbe infissa nel corpo di Mordred in maniera tanto devastante, che vi avrebbe aperto uno squarcio così ampio che un raggio di luce l’avrebbe attraversato, sì che la stessa ombra del figlio ribelle ne sarebbe stata trafitta.

Nella traduzione del motto dell’associazione Pendragon “Skianz, Nerz, Karantez”, che individua il significato dei tre principi cosmici della triade rappresentata dal simbolo del triskell, “forza, coraggio, amore”, la parola “coraggio” si dovrebbe tradurre in “sapienza”.

Dante infatti nella Commedia ha immaginato incise sull’architrave della porta della città di Dite: “Fecemi la Divina Potestate, la Suprema Sapienza, il Primo Amore”. Tre principi cosmici piuttosto che tre persone; gli stessi simboleggiati nel Triskell (da un estratto di Fabio Calabrese).

Ginevra e Lancillotto

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Paolo e Francesca