XXII Festival Internazionale
di Musica e Cultura Celtica di Trieste



 
ballrossa.png

Tutti i concerti dal 22 al 31 luglio, saranno trasmessi in diretta streaming su Facebook e

Banner Puntozero.jpg

IDROMELE. NETTARE DEGLI DEI O POZIONE MAGICA DI ASTERIX?
di Cristiano Brandolini

partner del Triskell con ASD Insubria Antiqua


Chiudete i vostri occhi e con la mente tornate a tempi antichissimi, immaginate di stare in un luogo sacro, circondato da quercie, dove i druidi sono intenti ad officiare riti in onore delle divinità.
Banchettare con cibo delizioso annaffiato da grandissime bevute di idromele versato copiosamente in immensi corni potori: ecco, è con questa scena che intendo farvi iniziare questo breve viaggio nella storia di questa intrigante e antichissima bevanda chiamata “idromele”.
L'idromele o idromiele, dal greco hỳdor (acqua) e méli (miele), è la più antica bevanda alcolica prodotta dall'uomo in Europa, e tra le più utilizzate nel mondo antico, prima che la diffusione della vite, nel bacino del Mediterraneo, introducesse l'uso del vino.
In epoca preistorica si diffuse ampiamente in tutte le pianure l'Europa settentrionale e orientale, anche nelle zone climatiche fredde.
Il miele sommato all'acqua sono gli elementi base dell'idromele.
L'ape, sacro animale e messaggero celeste che trasforma il sole in miele, e la sacralità dell'acqua quale linfa vitale che scorre nelle vene della madre terra, rendono l'idromele sacro presso i Celti, come essenza del divino nell'unione fra cielo e terra. Nella mitologia indoeuropea, l'idromele è la bevanda tipica dell'aldilà, nel mondo celtico come in quello germanico, ed è simbolo di immortalità.
Nell'Europa celtica (IX-I sec. a.C.) esso era bevuto dai Druidi e dalle tribù nelle quattro grandi cerimonie sacre che scandivano il ritmo delle stagioni (Imbolc, Beltane, Lugnasad, Samonios).
L'idromele era una bevanda così comune tra gli scandinavi e nella cultura celtica da essere annoverato in numerosi racconti e poemi mitologici, come ad esempio nella mitologia norrena, dove anche se non perfettamente credibile in quanto di tradizione orale, l'idromele è un elemento centrale.
E da dove prende il nome la famosa “luna di miele” dei novelli sposini? Dai Vichinghi e dal fatto che per loro era uso comune durante il mese lunare successivo al matrimonio, bere appunto idromele per far si che il futuro nascituro diventasse forte e sano ma soprattutto maschio!
Molti sono i ritrovamenti archeologici riferiti a questa bevanda, in molte tombe principesche dell'Europa del VI-IV secolo a.C. sono stati trovati recipienti con resti d'idromele quale riserva del defunto per il Sidhe, l'aldilà celtico, come ad esempio nella tomba del principe di Hochdorf, in Germania nel Baden-Wurttemberg (VI sec. a.C.), dove tra gli oggetti straordinari del corredo funerario sono venuti alla luce 17 corni potori, e un calderone in bronzo, della capienza di 500 litri, riempito al momento della deposizione nella tomba, per tre quarti d'idromele il quale ha lasciato un notevole deposito sul fondo che si è conservato fino ai giorni nostri. La scelta di riporre tale bevanda nelle ricchissime sepolture principesche hallstattiane non è un caso, dimostra quale fosse il valore simbolico di immortalità dell'idromele, la sua raffinatezza e preziosità.
L'idromele viene descritto dagli antichi come una bevanda spumeggiante, potremmo dire che era il loro superalcolico; non a caso non è mai stato “bevanda da pasto”, ma piuttosto la bevanda rituale con cui aspergere i sacrifici prima del fuoco purificatore o, grazie al suo alto grado alcolico, il tramite per ottenere l'ebbrezza alcolica per potersi avvicinare al divino fino ad incontrarlo durante i riti religiosi; ma era anche componente della panacea, la bevanda che curava tutti i mali sia del corpo che dello spirito.
Ma quando l'uomo iniziò a produrre l'idromele? e con che procedimento?
Che l'idromele sia una bevanda molto più antica della birra o del vino lo si può ipotizzare pensando al fatto che per fare il vino l'uomo primitivo ha dovuto innanzitutto da nomade fermarsi e divenire stanziale, imparare a coltivare i cereali o la vite e solo dopo casualmente scoprire che dai pani, o dal succo di quel grappolo poteva ricavare una bevanda inebriante; per l'idromele invece non ha dovuto imparare ad allevare le api, ma era già raccoglitore di miele da sciami selvatici da tempo immemore e non ha dovuto costruirsi il recipiente di terracotta per la fermentazione, perché aveva già a disposizione il primitivo ma funzionale otre di cuoio, il contenitore per eccellenza delle popolazioni nomadi.
Molto semplice anche il processo produttivo, infatti tutti gli apicoltori sanno che per togliere i residui di miele dai favi strizzati il sistema più semplice è immergerli in acqua: il miele si scioglie istantaneamente. Una volta fatta questa operazione, la miscela di acqua e miele inizia a fermentare da subito, naturalmente, ad opera dei lieviti presenti nel miele stesso ed è già bevibile.
Al giorno d'oggi molti apicoltori francesi si divertono a vendere l'idromele come la bevanda di Asterix. Nel fumetto come ben sappiamo non si parla di idromele, ma esso viene paragonato dagli apicoltori odierni alla “pozione magica”. Effettivamente, riflettendoci si possono trovare analogie tra la pozione magica e l'idromele: entrambe vengono fatte bollire, in entrambe vengono messi a bollire sostanze aromatizzanti, erbe e spezie nell'idromele, e ironicamente un sacco di altre cose nella pozione magica, ma soprattutto sia la pozione magica sia l'idromele con il suo rilevante contenuto alcolico danno il coraggio di affrontare il nemico in battaglia.
Ritornato a noi grazie ai numerosi festival celtici e alla riscoperta della cultura anglosassone e scandinava, l'idromele con diversi nomi e con diverse modalità, ha ripreso a scandire i passaggi stagionali dei solstizi e degli equinozi, anche qui nel nostro paese ed ha seguito gli anglosassoni in America e Canada, dando origine al maggiore concorso di idromeli artigianali, il “Mazer Cup”, che si svolge negli Stati Uniti.
Molti oggi sono i paesi che producono idromele, possiamo trovare questa bevanda chiamata con nomi diversi da zona a zona, o semplicemente per la differente speziatura che hanno.
Ad esempio in Bretagna è chiamato Chouchen o Mez, in Inghilterra e Irlanda ve ne sono diversi, quello tradizionale è chiamato Mead, nei paesi germanici e scandinavi è chiamato Med o Met.
Nettare degli dei o pozione magica che sia, l'idromele è e rimane una bevanda che da sempre accompagna l'uomo nel suo cammino terreno.


Alzate i corni potori e buon brindisi a tutti!

Go! 2025 Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della Cultura 2025

Il 2025 sarà l’anno dell’importantissimo evento “Go! 2025 Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della cultura 2025”, occasione unica di promozione e di sviluppo del tessuto creativo e culturale del Friuli Venezia Giulia, della competitività e attrattività del territorio regionale con il coinvolgimento anche dei diversi sistemi produttivi locali e le conseguenti positive ricadute non solo socio-culturali, ma anche di natura economica, nonché di valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale della nostra Regione.

Nella XXII Edizione del Triskell Festival, e più nei dettagli in Triskell Itinerante, sono state aggiunte diverse date in location della regione, per promuovere parchi, piazze, comuni, siti archeologici, realtà locali, ma anche e soprattutto una data in un festival prestigioso quale il Festival Mondiale del Folklore Etnos, proprio come percorso di avvicinamento a GO! 2025. Triskell Itinerante pertanto, chiuderà la XXII Edizione del festival proprio a Gorizia in piazza Marconi, grazie al partenariato concesso dall'ass. Etnos Gorizia, in un'ottica di sinergia condivisa aspettando il 2025.

Vi aspettiamo!

Triskell